Fanzago Andrea

Andrea Fanzago
Gruppo consiliare Partito Democratico Pisapia Sindaco
Consigliere comunale

Mi chiamo Andrea Fanzago, sono nato nel 1961, sono sposato dal 1986, ed ho tre figli.
Mi sono diplomato nel 1980 come perito elettrotecnico e ho continuato gli studi conseguendo il diploma di Terapia della Neuropsicomotricità.
Ho lavorato, come terapista della riabilitazione, in qualità di consulente, per circa 10 anni nella Azienda Sanitaria Locale di Rozzano, presso gli ambulatori di Pieve Emanuele, Opera e Locate Triulzi; dal 1987 sono stato assunto dalla Fondazione Don Gnocchi di Milano ed ho operato, sempre come terapista, presso la scuola media ed elementare.

Nel 2000 sono stato assunto al Consorzio Farsi Prossimo dove mi occupo della progettazione e realizzazione di servizi per anziani e disabili, e della promozione e formazione del volontariato.
Prima dell'impegno politico istituzionale ho sempre fatto politica nel sociale, nel mondo del lavoro (nella CISL Sanità) e nel mondo del volontariato (sono socio fondatore di alcune organizzazioni di volontariato).
Nel giugno 2001 sono stato eletto nelle lista della Margherita e dopo tre anni sono stato eletto Capogruppo sino alla fine del mandato.
Nel 2006 nelle liste dell’Ulivo e nel 2011 delle liste del Partito Democratico, ed in entrambe le consiliature sono stato eletto Vicepresidente dal Consiglio Comunale.
Cerco di portare la mia esperienza professionale all'interno dell'Amministrazione Comunale proponendo modelli e filosofie di intervento più adeguate ai bisogni inespressi, alle esigenze ed alle aspirazioni delle persone che vivono nella nostra città.

Quali motivazioni mi hanno spinto nell'impegno politico istituzionale:

  • Città e integrazione: l'immagine del mosaico.

Sono diverse le sfide che mi hanno portato all'impegno nell'ambito politico. Le città oggi sono diventate un crocevia obbligatorio per affrontare le contraddizioni più stridenti del villaggio globale. Qualcuno le ha indicate "come città panico, che non hanno luogo", qualcuno preferisce descriverle come luoghi dove ciascuno deve esagerare per farsi sentire persino da se stesso.
E' per far fronte a questa realtà che intendo impegnarmi per costruire una città luogo di fiducia e speranza, contrastando la tendenza ad una visione e ad un concetto di città intesa come spazio circoscritto da difendere da qualcosa o qualcuno; una città chiusa in se stessa, una città inospitale, grigia e senza linee arrotondate, ma tutta spigoli di grattacieli innalzati come torri di difesa.
Per governare i mutamenti delle città e delle società moderne, la pace, la solidarietà, lo sviluppo, ritengo necessario credere che la politica sia l'unico strumento capace di farlo seriamente e responsabilmente.
Occorre evitare due estremi: da una parte quello dell'appiattimento e dell'uniformismo fra le varie culture intorno a quelle dominanti, dall'altro quello del loro scontro e arroccamento ideologico fino alle minime sfumature.
Una buona politica, se non vuole cadere in questi estremi, è utile che faccia riferimento a quella che va diffondendosi come l'immagine del mosaico.
E' a questa immagine del mosaico, dove tutte le tessere sono uniche ed insostituibili pur essendo inserite in una unica cornice, che intendo fare riferimento nella mia azione politica per affrontare le sfide e le opportunità che l'integrazione della società moderna ci offre.

  • Città e intergenerazionalità: non solo "più anni di vita" ma anche "più vita negli anni".

L'Italia e la mia città stanno invecchiando. Questo è un dato importante, che non deve spaventare, ma che deve far riflettere seriamente chi ha la responsabilità di amministrare la città. Sarebbe profondamente sbagliato affrontare questo aspetto con un atteggiamento pietistico o connotato esclusivamente da scelte emergenziali: essere anziani oggi è un traguardo importante, raggiunto attraverso la ricerca sanitaria, farmacologia, stili di vita sempre più salutari.
A questo traguardo occorre garantire oggi una qualità della vita adeguata. Non basta più, quindi, essere soddisfatti del fatto che viviamo più a lungo: oggi occorre sforzarsi di garantire una qualità della vita diversa.
Per raggiungere questo obiettivo ambizioso, per passare dall'avere semplicemente più anni di vita all'avere anche più vita negli anni, credo sia necessario stipulare un nuovo patto sociale tra generazioni per assicurare risorse, opportunità e responsabilità.
Una sfida che assume un carattere emergenziale ed è strettamente connessa a quella intergenerazionale, è quella relativa alla costruzione di relazioni contro le frammentazioni sociali.
Oggi la solitudine accompagna e caratterizza le condizioni di vita di troppe persone già particolarmente penalizzate da fragilità sociali.
Credo sia urgente ricostruire un tessuto sociale della città che abbia nella coesione e nella solidarietà il collante indispensabile per migliorare le condizioni di vita delle persone che abitano la città e non si limitano a consumarla.

  • Città e amministrazione: più democrazia partecipativa a tutti i livelli.

Avere sempre presente, in tutti gli ambiti dell'amministrazione di una città, quello che viene chiamato "il bene comune", è fondamentale per evitare che prevalgano sempre gli interessi di parte, solitamente quelli dei più potenti.
Questo obiettivo è trasversale, ossia, interessa e coinvolge tutti i settori che costituiscono la città: urbanistica, ambiente, servizi sociali, cultura, equità fiscale, mobilità.
Promuovere nuove forme di partecipazione democratica nelle scelte di sviluppo della città è una scelta che da un lato restituisce ai cittadini un ruolo che gli spetta di diritto e dall'altro arricchisce la città di un contributo fondamentale e prezioso. Oggi i processi decisionali vengano delegati ai vertici apicali delle istituzioni: come naturale reazione, nascono sul territorio tante esperienze di comitati e raggruppamenti che rivendicano invece un ruolo non solo nelle fasi di consultazione, nell'essere ascoltati, ma anche e soprattutto nell'individuazione stessa di quelle che sono le priorità e nella scelta delle soluzioni da adottare come risposta alle problematiche emerse.
Ritengo che anche in questo ambito la politica debba recuperare il proprio ruolo riconoscendo e rilanciando le istituzioni locali (comune, consiglio comunale e decentramento) anziché riprodurre il potere di qualcuno.

  • Città e diritti di cittadinanza: la sfida più impegnativa.

Non per ultima ecco la sfida più impegnativa: il riconoscimento dei diritti di cittadinanza contro l'ingiustizia sociale.
Le diversità stanno provocando laceranti strappi nel tessuto sociale e profonde ferite sempre più difficili da rimarginare.
La giustizia sociale, una sviluppo equo, mettere al centro dell'interesse della politica la persona significa: non essere soli, non sentirsi soli, non essere lasciati soli. Significa, in altre parole, far sì che i diritti dei deboli non diventino diritti deboli.
Solo considerando le politiche sociali un investimento per facilitare lo sviluppo della città saremo in grado di superare la logica delle emergenze e governare i fenomeni di cambiamento che stanno interessando la nostra Milano.

 
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